Flavescenza dorata e Legno nero: cosa sono? E come si diagnosticano?

La flavescenza dorata (FD) e il legno nero (LN) sono le patologie che, ad oggi, maggiormente minacciano le produzioni di numerose aree viticole del nostro Paese ed in modo particolare del Piemonte.

Entrambe le malattie sono causate da microrganismi simili ai batteri, comunemente conosciuti con il nome di fitoplasmi, che, diffondendosi nel sistema vascolare della pianta ospite, provocano scompensi fisiologici e squilibri simili a quelli ormonali, come fenomeni di ingiallimento, arrossamento e fillodia, con risultanti effetti devastanti sulle rese produttive e qualitative delle piante colpite.

In vigneto, la diffusione della Flavescenza Dorata e Legno Nero è dovuta alla presenza di insetti vettori, che ospitano naturalmente il fitoplasma al loro interno e lo trasmettono alla pianta durante la loro nutrizione nel tessuto floematico di quest’ultima, dove il microrganismo si insedia e prolifera velocemente. Questi insetti emitteri, appartenenti alla famiglia delle cicaline e delle psille, sono lo Scaphoideus titanus (Alma et al., 1997) e lo Hyalesthes obsoletus (Sforza et al., 1998), rispettivamente nel caso di FD e LN; sebbene la maggiore diffusione del LN a livello mondiale pare sia dovuta alla presenza di altri potenziali vettori (Weintraub e Bealand, 2006).

Esemplare di Scaphoideus titanus
Esemplare di Scaphoideus Titanus

A differenza dell’infezione da Legno Nero, l’attacco da Flavescenza Dorata ha effetti epidemici ed incide direttamente sulla produzione, potendo portare ad una totale distruzione delle potenzialità produttive del vigneto nel giro di 3-4 anni.
L’attacco da FD e LN interessa tutte le varietà di vite, sebbene alcuni vitigni, soprattutto il Barbera, risultino comunemente più colpiti da FD rispetto ad altri, come il Nebbiolo, dove si è riscontrata negli anni una minore sensibilità all’attacco di questo patogeno (Progetto VIPLASMI-Regione Piemonte, 2010).

Come combattere queste due malattie?

Una decina di anni fa, è stato emanato a livello nazionale un decreto di lotta obbligatoria specifico per il contenimento della Flavescenza Dorata (D.M. 31/05/2000: “Misure per la lotta obbligatoria contro la Flavescenza dorata della vite”), recentemente aggiornato in Piemonte attraverso il D.D. del 25 maggio 2011, n. 486 (“Aggiornamento dell’applicazione in Piemonte del Decreto Ministeriale del 31/05/2000”), e che prevede l’attuazione di tre misure fondamentali nelle zone focolaio e/o a rischio:

1) l’applicazione di trattamenti insetticidi contro l’insetto vettore, S. titanus (di cui il primo a partire dal termine della fioritura), che viene di norma programmata secondo quanto stabilito dai disciplinari e controllata ad opera dei Servizi Fitosanitari Regionali;

2) l’estirpo delle piante infette e, nei casi di infezione superiore al 30%, dell’intero vigneto;

3) l’attuazione di interventi mirati in vigneti in stato di abbandono, che spesso fungono da fonte di inoculo. La presenza di vigneti abbandonati costituisce, infatti, un serio problema tecnico, in quanto questi appezzamenti possono facilmente diventare aree di rifugio e di moltiplicazione per l’insetto vettore.

Come prevenire la diffusione?

La diffusione di entrambe le patologie non è tuttavia soltanto riconducibile alla presenza di insetti vettori in vigneto, in quanto la moltiplicazione di materiale da propagazione già infetto è una delle possibili cause dello sviluppo di queste fitoplasmosi. Per questa ragione, negli ultimi anni si è diffusa in Piemonte la termoterapia in acqua calda a 52°C. Si tratta di un trattamento preventivo che garantisce l’eliminazione dei fitoplasmi dal materiale di propagazione (Mannini e Marzachì, 2007) che, in aggiunta al controllo mirato del materiale vivaistico, dovrebbe garantire la sanità delle barbatelle messe in campo.

Come riconoscere se la pianta ne è affetta?

I sintomi da Flavescenza Dorata e Legno Nero, ampiamente descritte in numerosi lavori del Settore Fitosanitario Regionale (Regione Piemonte, 2006 e 2008; Morone et al., 2004 e 2006), consentono esclusivamente di capire se la pianta colpita è affetta o meno da fitoplasmosi; sebbene la comparsa di sintomalogie primaverili, come tipici casi di germogliamento stentato, siano maggiormente attribuibili al fitoplasma della FD piuttosto che a quello del LN.

L’esame visivo, se da un lato permette di escludere con buona probabilità la presenza di altri patogeni, come i virus, non è sufficiente da solo a ricondurre le alterazioni fenotipiche osservate a FD o LN. Capire con assoluta certezza quale delle due malattie interessi il proprio vigneto può essere molto importante, al fine di attuare con successo strategie appropriate per il contenimento della fitoplasmosi d’interesse, soprattutto nel caso in cui sia possibile applicare pratiche agronomiche che facilitino un recupero della normale condizione fisiologica, il cosiddetto fenomeno del risanamento o recovery. Sebbene possa verificarsi spontaneamente sia su viti colpite da FD o da LN, nel caso del LN, questo fenomeno risulta più frequente e, inoltre, come recentemente dimostrato, può essere ottenuto facilmente mediante l’uso della capitozzatura (Credi et al., 2011).

Nonostante i continui sforzi e l’efficiente intervento dei Servizi Fitosanitari Regionali, queste malattie si sono diffuse velocemente, principalmente a causa della natura intrinseca dei patogeni coinvolti. In particolare, il caso della FD, dal 1998, anno in cui l’epidemia è esplosa in Piemonte, è diventato ancora più critico, e i dati più preoccupanti si sono avuti proprio in questi ultimi due anni,  il 2010 ed il 2011.

Quali analisi effettuare?

Le analisi molecolari, sviluppate nel corso degli anni, hanno reso possibile la diagnosi e la distinzione dei fitoplasmi associati a Flavescenza Dorata e Legno Nero. Nonostante questo, la carenza di mezzi diagnostici precoci e rapidi capaci di fornire, oltre al dato accurato, anche uno screening tempestivo e soprattutto ad ampio spettro nelle zone colpite hanno in parte contribuito alla diffusione delle malattie. A questo si aggiunge il problema della carenza, e in alcuni casi totale mancanza, di servizi conto terzi per la diagnosi delle fitoplasmosi aperti al pubblico, in grado di far fronte alle continue richieste del mercato in questo ambito.

Recentemente, sono state messe a punto nuove tecniche diagnostiche molecolari, che permettono di analizzare un numero significativamente elevato di campioni alla volta. Il contemporaneo impiego di metodi di preparazione del campione più rapidi e di saggi molecolari altamente sensibili, basati sulla real time RT-PCR (Fig. 1) (Palmano et al., 2007; Margaria et al., 2007 e 2009), ha permesso di ridurre sensibilmente non soltanto i tempi, ma anche i costi della diagnosi, soprattutto perché i due fitoplasmi responsabili di Flavescenza Dorata e Legno Nero possono essere rilevati in parallelo a partire da un unico estratto ottenuto da un campione di foglie. Questo significa che con un solo campionamento di materiale dalla pianta infetta è possibile effettuare contemporaneamente entrambe le analisi, poiché non viene seguito un trattamento diverso per la preparazione del campione a seconda che si analizzi LN o FD, ma é a livello molecolare che si discrimina tra la presenza di un fitoplasma o l’altro. Un grosso vantaggio, quindi, che rende queste metodiche particolarmente adatte all’applicazione su larga scala: dallo screening delle piante in vigneto alla valutazione del materiale da propagazione in vivaio.

L’utilizzo di simili tecnologie risulta strategico sia in caso di sintomi più evidenti a fine stagione (agosto-settembre), quando il semplice esame visivo non consente una corretta valutazione della presenza o meno del fitoplasma responsabile (FD o LN), sia in caso di sintomi precoci a inizio stagione, vista l’elevata sensibilità di queste analisi. Quest’ultimo è un aspetto di notevole importanza, in quanto consente di applicare queste metodiche diagnostiche molecolari anche nel caso di materiale poco o non sintomatico, qualora sia necessario avere informazioni sullo stato di salute di piante risanate o materiale da propagazione, come nel caso delle barbatelle prima della loro messa in campo, su cui, sebbene raramente, é possibile avere casi di FD.

Articolo pubblicato su Vitenda 2012 (V12): pag. 70-71, agenda del vitivinicultore.
Hanno collaborato alla stesura di questo articolo Giorgio Gambino e Cristina Marzachì dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante (IPSP-CNR).

 

Simona Campolongo
A cura di Simona Campolongo

 

Chiara Pagliarani
A cura di Chiara Pagliarani

 

Fabrizio Torchio
A cura di Fabrizio Torchio
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